Uscire dalla paralisi politica
I partiti, chi più chi meno, vivono una condizione critica attraversata da tensioni che tendono a paralizzarli. I temi su cui si esprimono le divisioni sono variegati, ma la causa è la stessa. Non riescono a liberarsi dall’illusione di un impossibile “ritorno al passato” e quindi faticano a dare un’interpretazione dinamica alla situazione politica in cui si trovano. Eppure dovrebbe essere evidente che le precedenti impostazioni programmatiche debbono essere profondamente aggiornate per tener conto della situazione economica nazionale e internazionale.
19 AGO 20

I partiti, chi più chi meno, vivono una condizione critica attraversata da tensioni che tendono a paralizzarli. I temi su cui si esprimono le divisioni sono variegati, ma la causa è la stessa. Non riescono a liberarsi dall’illusione di un impossibile “ritorno al passato” e quindi faticano a dare un’interpretazione dinamica alla situazione politica in cui si trovano. Eppure dovrebbe essere evidente che le precedenti impostazioni programmatiche debbono essere profondamente aggiornate per tener conto della situazione economica nazionale e internazionale. Chi riuscirà meglio a interpretare la situazione politica reale, senza rifugiarsi in nostalgie improponibili, sarà in vantaggio nel confronto di oggi e nella competizione elettorale di domani. Una cartina di tornasole per verificare la capacità di adeguarsi alle novità è la scelta che si farà sulla riforma del sistema elettorale e su quelle istituzionali che dovrebbero accompagnarla.
La cosa più semplice, ma anche quella meno proficua, è non fare nulla, mantenendo in piedi un maggioritario di coalizione anche quando le coalizioni si sono dissolte. Più difficile è impostare un nuovo meccanismo che rafforzi il bipolarismo, come sarebbe nell’interesse della democrazia compiuta oltre che dei due partiti maggiori. Per compiere questa scelta, però, sia il Pdl sia il Pd dovrebbero evitare di subire il condizionamento centrista, che punta a una specie di nuovo “arco costituzionale” con l’esclusione delle opposizioni dall’area governativa. Se invece ognuno preferirà non rischiare, la paralisi della politica diventerà irreversibile, a tutto vantaggio dei poteri non elettivi, che già dominano il campo.
La cosa più semplice, ma anche quella meno proficua, è non fare nulla, mantenendo in piedi un maggioritario di coalizione anche quando le coalizioni si sono dissolte. Più difficile è impostare un nuovo meccanismo che rafforzi il bipolarismo, come sarebbe nell’interesse della democrazia compiuta oltre che dei due partiti maggiori. Per compiere questa scelta, però, sia il Pdl sia il Pd dovrebbero evitare di subire il condizionamento centrista, che punta a una specie di nuovo “arco costituzionale” con l’esclusione delle opposizioni dall’area governativa. Se invece ognuno preferirà non rischiare, la paralisi della politica diventerà irreversibile, a tutto vantaggio dei poteri non elettivi, che già dominano il campo.